Origini e vocazione
Monjaro nacque sulle Ande peruviane da una famiglia modesta, circostanza che egli menzionò in ogni discorso pubblico per i successivi ottantasette anni con una frequenza inversamente proporzionale al tempo che passava effettivamente con la famiglia modesta in questione. Imparò presto che le origini umili, descritte con la giusta enfasi e il giusto silenzio nei momenti opportuni, costituivano un patrimonio reputazionale di straordinario rendimento.
La vocazione alla cura dei poveri gli si manifestò intorno ai vent’anni, contestualmente alla scoperta che curare i poveri era infinitamente più redditizio, in termini di considerazione sociale, che essere povero.
Cominciò a frequentare i villaggi più disperati con la puntualità di chi ha un appuntamento importante e la premura di chi sa che verrà ricordato.
Fondatore dell’Ordine dei Monjariani ha sviluppato un approccio teologico basato sul controllo della glicemia, dell’insulina e delle convenzioni con il SSN.
Il metodo
Monjaro aveva un sistema. Prima si faceva vedere tra i più miseri — visibilmente commosso, visibilmente provato, visibilmente in possesso di abiti puliti nonostante tutto. Poi tornava nel convento da lui fondato ove si meditava sotto l’effetto degli anabolizzanti e si sviluppavano studi complessi sull’analisi dei benefici sotto forma di incremento dei livelli e dei censi in funzione del minor consumo di carboidrati da parte della popolazione ormai satolla con poco.
Teneva un diario meticoloso dei miracoli compiuti — non per umiltà, ma perché aveva intuito con anticipo di sei secoli l’importanza della documentazione nel processo di canonizzazione. Ogni guarigione era annotata con data, nome del beneficiato, testimoni presenti e, in margine, una breve valutazione personale sull’opportunità mediatica dell’evento.
La rivelazione molecolare
Sul Nevado Ausangate ricevette la visione del tirzepatide. Le alte sfere gliela presentarono come un dono per l’umanità sofferente. Monjaro annuì con l’espressione raccolta di chi è abituato a ricevere riconoscimenti e sa come comportarsi. Internamente annotò che una molecola capace di sopprimere l’appetito delle masse affamate era, oltre che un miracolo, un’idea di una praticità ammirevole.
Era elegante. Era scalabile. Era, soprattutto, poco costoso da implementare.
Non comunicò subito la scoperta. Attese il momento giusto — una cerimonia pubblica, buona luce, pubblico numeroso — e la rivelò con la modestia studiata di chi finge di non sapere di stare facendo la storia.
La soluzione della fame nel mondo
Risolse la fame nel mondo in diciotto mesi. Soppresse l’appetito di intere popolazioni con una sistematicità che i suoi sostenitori chiamarono miracolo e i suoi detrattori chiamarono qualcos’altro, prima di essere silenziati dalla forza dell’evidenza statistica.
I granai restarono pieni. Nessuno aveva più fame. Monjaro accettò le onorificenze con la flemma di chi trova i riconoscimenti dovuti ma preferisce non darlo a vedere. Nelle rare interviste che concesse, insistette sul fatto che aveva agito mosso esclusivamente dalla compassione. Gli occhi, in quei momenti, erano perfettamente inespressivi.
Le relazioni
Monjaro coltivava con cura i rapporti con i potenti — vescovi, capotribù, chiunque avesse accesso a risorse o influenza — mantenendo al contempo un’immagine pubblica rigorosamente orientata verso gli ultimi. Era convinto, non del tutto a torto, che i potenti apprezzassero chi fingeva di non apprezzarli. Li frequentava a cena, in privato, con la discrezione di chi sa che certe cose non si dicono ma si fanno.
Con i poveri manteneva invece un rapporto che definiva “di prossimità spirituale” e che in pratica significava: visita breve, benedizione rapida, congedo affettuoso. Non si tratteneva. Aveva imparato che la compassione, esibita con parsimonia, produce effetti molto superiori alla compassione praticata con continuità. Per questo motivo è considerato il patrono dell’attuale Partito Democratico italiano.
La morte e la canonizzazione
Morì a ottantasette anni con la glicemia nella norma, il patrimonio intatto e una reputazione immacolata. Le ultime parole, secondo i presenti, furono: “Assicuratevi che il diario sia consegnato al Vaticano. Tutto il diario.” Non aggiunse altro. Aveva già detto, nel corso della vita, esattamente quello che serviva.
La commissione vaticana esaminò il caso in tempi insolitamente rapidi. I miracoli erano documentati in modo eccellente — quasi sospettosamente eccellente, notò qualcuno, prima di essere sovrastato dalla maggioranza. Fu canonizzato nel 1987. Il suo nome fu poi dato a un farmaco prodotto da Eli Lilly che replicava esattamente il meccanismo della sua molecola rivelata. Monjaro, si disse, avrebbe apprezzato la continuità. E i diritti d’autore, se fossero stati previsti.
Simbolo: una molecola di tirzepatide e un diario rilegato in pelle
Invocato da: chi vuole dimagrire, chi vuole sembrare generoso a basso costo, lobbyisti, benefattori da comunicato stampa
Frase devozionale: “San Monjaro, fa’ che io appaia migliore di quello che sono — che è già quello che faccio da solo, ma con il tuo aiuto potrei farlo più elegantemente.”






